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L’altruismo è una dote ammirabile, oltre che gratificante: compiere piccoli, grandi atti di generosità fa del bene non solo agli altri, ma anche a noi stessi. Come sempre, però, la virtù sta nel mezzo: essere troppo altruisti, infatti, non è un buon segno. Un’eccessiva disponibilità verso gli altri può condurre a una mole insostenibile di richieste e favori. Sovrastati da questa situazione, non avremmo più tempo da dedicare a noi stessi e al nostro benessere.
Sacrificarsi completamente per aiutare il prossimo, senza porre alcun limite tra sé e gli altri, non è un segno di altruismo disinteressato. Al contrario, a volte occuparsi dei problemi altrui è un modo per scappare dalla propria vita, evitando di affrontare le paure e le difficoltà. Questo modo di comportarsi è specchio di una condizione comunemente nota come sindome da crocerossina. Spesso confuso con l’altruismo, questo atteggiamento è in realtà ben diverso: le persone generose, infatti, sono equilibrate e non annullano la propria vita, pur mettendosi in ascolto e a disposizione degli altri, anche grazie alle loro doti di spiccata empatia e sensibilità.
Credete di essere preda della sindrome della crocerossina? Il primo passo per riappropriarsi del proprio benessere è riconoscere il problema e scavare a fondo per comprendere le motivazioni alla base di questo atteggiamento. Generalmente, si tratta di una tendenza che nasce nell’infanzia. Chi adotta questa modalità, infatti, ha imparato a mettere gli altri al primo posto per evitare di essere punito o abbandonato.
Quali sono i principali segnali con cui si manifesta questa condizione? Le persone con la sindrome della crocerossina hanno paura di ricevere qualcosa dagli altri, perché ciò implica la creazione di un legame profondo e intimo. Dare senza avere mai nulla in cambio, al contrario, consente loro di mantenere un controllo sulle relazioni, evitando di entrare nella dinamica relazionale.
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Spesso chi adotta questo atteggiamento ha vissuto in una condizione in cui le figure di riferimento elargivano complimenti, doni e attenzioni solo a seguito del conseguimento di un risultato. Ciò significa che l’unico modo in cui si sono sentiti amati era quello di compiacere gli altri. Per questo, ricevere può rievocare vissuti negativi di ansia e insicurezza. Recuperare autostima e serenità, tuttavia, è possibile. In questo caso, il miglior consiglio è quello di intraprendere un percorso psicologico per imparare e rendere noi stessi la nostra priorità.
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