Fonte: Commentimemorabili.it
Il prurito è una sensazione complessa che tutti sperimentiamo, spesso irresistibile e difficile da ignorare e grattarsi è l’unico modo per farlo passare. Ma perché non ne possiamo fare a meno?
Studi recenti hanno approfondito i meccanismi alla base di questa reazione, dimostrando che ha radici evolutive profonde e un ruolo protettivo nel nostro organismo. Il prurito può essere scatenato da molteplici fattori, tra cui sostanze chimiche rilasciate dal corpo, stimoli fisici o agenti esterni come insetti e allergeni.
Uno studio condotto dall’Università di Oxford ha identificato un gruppo specifico di neuroni nel midollo spinale responsabili della trasmissione della sensazione di prurito al cervello. Questi neuroni agiscono come un “interruttore biologico”, determinando se il prurito debba essere percepito o meno. Gli esperimenti su modelli animali hanno mostrato che quando questi neuroni vengono attivati, il prurito aumenta, mentre la loro inibizione riduce significativamente la sensazione. La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni per il trattamento del prurito cronico, una condizione debilitante che colpisce milioni di persone.
Dal punto di vista evolutivo, il prurito è considerato un meccanismo di difesa. Grattarsi permette di rimuovere potenziali minacce come insetti, parassiti o sostanze irritanti dalla pelle, contribuendo alla sopravvivenza. Grattarsi un prurito inoltre aumenta l’infiammazione che lo ha generato, stimolando la risposta immunitaria del corpo nella zona di lesione e aiutando a prevenire l’infezione. Ecco perché il prurito si è preservato nel corso dell’evoluzione umana.
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Nonostante i potenziali benefici, grattarsi ha comunque alcuni effetti negativi, soprattutto quando si tratta di condizioni croniche. Grattarsi troppo spesso può peggiorare l’infiammazione al punto da rallentare il processo di guarigione.
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