Quali sono le leggi più antiche della storia? Ecco cosa stabilivano

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Quali sono le leggi più antiche della storia? Ecco cosa stabilivano

| 27/02/2025
Fonte: Pexels

Il codice di Ur-Nammu è il più antico testo giuridico della storia

  • In molti hanno sentito parlare del codice di Hammurabi
  • Si tratta di un insieme di precetti basati sul principio della legge del taglione, risalente al 1750 a.C.
  • Non sono queste, però, le prime leggi mai formulate dall’essere umano
  • A promulgare il codice giuridico più antico della storia fu il sovrano sumero Ur-Nammu
  • Ecco perché, per certi versi, sono considerate moderne

 

A quando risalgono le leggi più antiche della storia? Se credete che il primo codice giuridico mai promulgato sia quello del re babilonese Hammurabi, vi sbagliate di grosso. Contrariamente a quanto viene comunemente fatto studiare a scuola, infatti, a proclamare le leggi più antiche della storia è stato il sovrano sumero Ur-Nammu.

I dettami in questione risalgono a circa 4.000 anni fa. Si tratta di 57 leggi, tutt’altro che giuste. Questi provvedimenti, infatti, erano fortemente discriminatori: la gravità della punizione inflitta al reo dipendeva dalla condizione e dal genere del colpevole e della vittima. Nel caso di reati ai danni degli schiavi, le pene erano molto più lievi rispetto agli stessi crimini commessi ai danni di cittadini liberi. Ad esempio, la punizione più grave – ovvero la pena di morte – poteva essere decisa esclusivamente dal sovrano e solo in casi particolari, come omicidio, sequestro e adulterio, ma solo se commesso da una donna. In caso di abuso intimo ai danni delle donne, inoltre, la condotta non veniva considerata un reato se si trattava di una schiava.

Codice sumero e codice babilonese a confronto: le differenze

Nonostante le numerose e comprensibili lacune del primo codice giuridico della storia, gli esperti hanno sottolineato che le leggi formulate dal sovrano sumero Ur-Nammu erano, per certi versi, più moderne di quelle del monarca babilonese Hammurabi. Il codice, risalente al 1750 a.C. circa, infatti, era basato sul principio della lex talionis, ovvero la legge del taglione.

Ciò significa che chi riceveva un danno poteva deliberatamente infliggere a colui che lo aveva provocato lo stesso trattamento, al fine di provocare un male pari a quello subito. Insomma, come recita il celebre proverbio, il codice era basato sul principio occhio per occhio, dente per dente.

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Invece, le leggi di Ur-Nammu, risalenti al 2100 a.C., si basavano sul concetto del risarcimento monetario. I danni lievi, infatti, venivano ripagati dal colpevole con pene pecuniarie atte a compensare il torto subito.

 

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