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Ricercare le origini della memorabilità nella storia dell’uomo è pressoché impossibile, poiché crediamo sia sempre esistita. Non vogliamo attribuirci la paternità del temine, né tanto meno sdoganarla, il nostro scopo è semmai quello di valorizzarne il significato, ampliandone i concetti e stabilendone i confini. Sì, perché come succede con l’ignoranza, termine al quale viene spesso associata, se non addirittura confusa, anche la memorabilità può essere buona o cattiva.

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Crediamo che il vero memorabile sia colui che ci crede in ogni contesto, colui che si beffa del pensiero che gli impone da sempre la società in favore di scelte di vita, di costume e di pensiero (per quanto possa essercene) che si discostano nettamente da quello in cui la gente comune crede.
Quando abbiamo dato vita a Commenti Memorabili, come succede per le cose più belle, non avevamo assolutamente idea della responsabilità che avevamo scelto di accollarci usando “memorabili”. Un po’ come l’uomo quando inventò la ruota, o meglio quando il mastro birraio distillò la prima Fink, fu semplicemente una parola che ci venne in mente tra tante, in maniera fortuita. Avremmo potuto accostare alla parola “commenti” termini come “epici”, “leggendari”, “ignoranti” e invece no, fu “memorabili”.


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Che si voglia o meno credere nel fatto che le cose non accadono mai per caso rimane palese come questa scelta sia stata e sia sempre più determinante per la vita, lo stile ed il comportamento che abbraccia chiunque decida di affacciarsi alla realtà di CM non solo come visitatore casuale, ma come vero e proprio sostenitore del nostro credo.
Il memorabile, per fare esempi pratici, è colui che in una situazione in cui si trova a dover scegliere se portare la propria ragazza in un ristorante di classe o in un luogo più popolare, sceglierà senza dubbio di stupirla prenotando un tavolo con vista wc da “Mimmo l’unto”,  avendo premura di ordinare solo pietanze contenenti peperoncino, cipolla e aglio per assicurarsi poche ore dopo uno storico rutto speziato durante il limone duro nel retro della Panda.

Il memorabile, sempre restando sugli esempi, è colui che, trovandosi di fronte al bivio sull’acquistare un completo elegante o abiti più casual, sceglierà sicuramente la combo canottiera da panettiere umbro, pantaloncino color salmone (perché fa un bel contrasto con le macchie di piccante dell’arrotolato con doppia scipolla) e madigan color blu sfiga anni ’90. Tutto questo spendendo un totale di 8,00 € e investendo i soldi risparmiati al Lidl, facendo scorta di Fink e arachidi di infima qualità.

Il memorabile, di nuovo, è colui che di norma evita di ostentare ricchezza materiale o facinorosità lessicale, in favore di qualità spirituali che vanno dal saper ruttare al contrario la formazione del Foggia 1987/88 all’essere in grado di avere una scoreggia talmente tonante da far andare a rispondere al citofono la vecchia del piano di sopra quando la si emette dopo una cena a base di peperonata e polpettone avanzati da capodanno 2009.

Il memorabile è riconoscibile per avere un elevatissimo senso del dettaglio, sviluppato in ore ed ore perse cercando di concepire un commento che fosse degno di finire in pagina; il memorabile ha la barba, e se è donna ha almeno i peli sotto le ascelle, poiché crede che la virilità vada dimostrata e sopratutto aiuti ad avvicinarsi al mentore, al simbolo di CM: Michel Morganella.

Insomma, non basterebbe un libro per descrivere realmente cosa si celi dietro a questo termine, sicuramente il nostro intento è quello di esaltarne le potenzialità e svilupparne la conoscenza, accumulando poco alla volta sempre più persone che abbraccino i nostri ideali, o che almeno gli ficchino uno schiaffo sulla carotide.

NATI PER IGNORARE.

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