Fonte: Pixabay
Farsi la doccia è un gesto quotidiano di igiene e relax, ma il modo in cui la facciamo potrebbe rivelare qualcosa di più profondo sul nostro stato emotivo. Uno studio dell’Università di Yale suggerisce che esiste una correlazione tra la solitudine e la tendenza a fare docce più lunghe e molto calde. Il motivo? Il calore dell’acqua sembra offrire un surrogato del calore umano, compensando la mancanza di affetto e vicinanza.
La ricerca ha coinvolto 51 persone di età compresa tra i 18 e i 45 anni, alle quali sono state poste domande sulla frequenza, la durata e la temperatura delle loro docce. I risultati hanno mostrato che coloro che si sentivano più soli facevano il 23% di docce in più rispetto agli altri, trascorrendo più tempo sotto l’acqua calda, spesso a temperature molto elevate. Questo comportamento potrebbe essere legato a un istinto primordiale: fin dalla nascita, il contatto fisico e il calore sono essenziali per il benessere emotivo. L’essere umano cerca il conforto nel calore, che sia quello di una persona, di un abbraccio o, in mancanza di alternative, dell’acqua.
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Oltre alla componente psicologica, le docce calde hanno effetti fisici benefici: rilassano i muscoli, favoriscono il sonno attivando il sistema nervoso parasimpatico e aiutano a decongestionare le vie respiratorie. Tuttavia, se diventano un’abitudine costante, potrebbero essere un segnale di un bisogno emotivo insoddisfatto. Non tutti coloro che amano l’acqua bollente soffrono necessariamente di solitudine, ma il fatto che la doccia possa essere vissuta come un momento di conforto emotivo è un aspetto interessante. In molti la vedono come una sorta di rifugio: un luogo sicuro in cui isolarsi per qualche minuto dal mondo esterno, liberare la mente o persino sfogarsi senza essere visti.
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