Il premio Nobel fu protagonista di numerosi episodi inspiegabili che suscitavano ilarità e superstizione anche tra i più illustri colleghi
- Wolfgang Pauli, fisico teorico austriaco e Premio Nobel per la Fisica nel 1945, è noto non solo per i suoi studi sulla meccanica quantistica, ma anche per un curioso fenomeno noto come “Effetto Pauli”
- Secondo gli aneddoti dell’epoca, il fisico aveva la capacità di causare malfunzionamenti degli strumenti di laboratorio con la sua sola presenza
- Tra gli episodi noti ci sono gli incidenti a Göttingen, l’incendio del ciclotrone di Princeton e la rottura di un vaso all’Istituto Jung
- La comunità scientifica, inizialmente scherzosa, sviluppò una sorta di superstizione attorno all'”Effetto Pauli”
- Lo scienziato discusse questi eventi con Carl Gustav Jung, che li interpretò come esempi di “sincronicità”
Wolfgang Pauli, fisico teorico austriaco e Premio Nobel per la Fisica nel 1945, è noto non solo per i suoi contributi fondamentali alla meccanica quantistica, ma anche per un fenomeno curioso noto come “Effetto Pauli”. Il termine indicava la presunta tendenza di Pauli a causare malfunzionamenti inspiegabili negli apparati di laboratorio semplicemente con la sua presenza.
Gli inquietanti episodi
Ogni volta che Pauli entrava in un laboratorio, l’attrezzatura misteriosamente si rompeva, funzionava male o prendeva fuoco. Si narra che durante una sua visita all’Institute for Advanced Study di Princeton, il ciclotrone dell’Università di Princeton prese fuoco spontaneamente, bruciando per oltre sei ore e annerendo le pareti dell’edificio.
L’effetto sembrava persino funzionare attraverso i muri o a distanza. Un aneddoto popolare è che una volta Pauli stava passando per la stazione ferroviaria di Gottinga, quando in quel momento diversi pezzi di apparecchiature di laboratorio della vicina Università di Gottinga esplosero senza alcuna ragione apparente.
Pauli stesso era divertito da questa sua bizzarra reputazione ma diversi colleghi cominciarono a credere che i danni alle apparecchiature in sua presenza non fossero solo coincidenze. Il fisico tedesco-americano Otto Stern arrivò al punto di bandire il suo amico Pauli dal suo laboratorio per paura che rompesse qualche apparecchiatura e mandasse all’aria qualche esperimento in corso.
L’incontro con Jung
Lo stesso Pauli iniziò a considerare seriamente che dietro a tutto questo ci fosse un fenomeno ancora inspiegato, convinto che fosse tutto reale. Si avvicinò quindi alle idee di Carl Gustav Jung e alla sua teoria della “sincronicità”, secondo cui eventi che accadono senza un rapporto di causa ed effetto e che sono slegati tra loro, rivestono per una persona una significativa importanza. Tali eventi si verificano contemporaneamente o in una strettissima successione e sono visti come una sorta di segnale, quasi una guida che indica la direzione da seguire.
L’amicizia con Jung portò ad un costante e continuo confronto tra idee e saperi diversi, in cui la fisica quantistica e la psicanalisi sembravano incontrarsi in più punti. Jung interpretò l’Effetto Pauli come un esempio di sincronicità, suggerendo una connessione profonda tra psiche e materia.
Nel 1948 Jung fu tra gli ospiti d’onore ai festeggiamenti per la fondazione del CG Jung Institute di Zurigo. Mentre entrava nella sala della cerimonia, un grande e splendido vaso di fiori in porcellana cadde sul pavimento senza alcun motivo apparente e l’acqua si rovesciò dappertutto.
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In un’altra occasione invece, i colleghi organizzarono uno scherzo al fisico per ribadire la sua fama di distruttore involontario di oggetti. Avevano appeso un lampadario con una corda che sarebbe stata liberata al passaggio di Pauli, facendo schiantare il lampadario a terra. All’ultimo secondo però, la corda rimase impigliata e si bloccò, diventando un nuovo esempio dell’effetto Pauli.

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