Frank Ribery, lo spaventapasseri di Marsiglia

11021043_1548596952081692_2864397167970881681_n

Lui è Frank Ribery, centrocampista del Bayer Monaco soprannominato “scarface” per via della presenza di un po’ di viso sulle cicatrici. Nato clinicamente morto da un rapporto clandestino tra un coltello a serramanico e un kebabbaro di Torre Annunziata, muove i primi passi nel mondo calcistico come spaventapasseri nel campo di mais vicino al campetto parrocchiale di Foggia, in provincia di Parigi. “Questo non faceva avvicinare un corvo nemmeno da lontano, ma un paio di volte si è girato di scatto al mio arrivo e mi hanno dovuto installare quattro pacemaker”, ricorda con affetto il contadino. Notata la sua bravura nelle coltellate rapide e nella preparazione del falafel da un concorrente turco del padre, nel 2005 viene messo sotto contratto dal Galatasaray, dove trova subito spazio nel progetto “te sorridi ai difensori per far fuggire la difesa, poi ci pensiamo noi” di cui è ovviamente un elemento imprescindibile. Terminata l’esperienza turca e dopo quattro affiliazioni a gruppi terroristici islamici torna dapprima in patria al Marsiglia, dove trova molto spazio in campo ma troppe telecamere nelle banche e nei supermercati, e poi nel 2007 al Bayer Monaco, squadra dove milita tuttora. Il suo palmares è invidiabile e vanta, ad esempio, 72 suicidi odontoiatrici, 1 Champions League, 7 condanne per bruttezza aggravata, 4 coppe di Germania, 1 premio “uomo-tetris 2004-05” e 8 denunce alla sobrietà dei connotati. Nel tempo libero spaventa i passanti e tiene lezioni di scippo professionale sui tram alla Facoltà di non rispondere di Barletta.

Vampeta, storia di un bidone colossale

10427308_1524464881161566_951825892723213235_n

Lui è Marcos André Batista Santos, conosciuto in arte come Vampeta.

Passato alla storia, oltre che per essersi classificato secondo in una gara di omicidio carpiato, per aver partecipato al torneo sudamericano di pippata a banconota libera e per aver vinto il premio “miglior occultatore di cadavere” del Brasile dal 2003 al 2005 anche per essere stato una meteora dell’Inter di dimensioni piuttosto importanti all’inizio del nuovo millennio.
Arrivato a Milano nell’estate del 2000 per 30 miliardi di vecchie Lire ha fatto subito registrare l’aumento di malati di AIDS nella capitale lombarda non appena sceso dall’aereo. Lippi, allora allenatore dei neroazzurri, gli chiese di caricarsi la squadra sulle spalle, come possiamo notare dall’immagine sottostante lui prediligeva caricare qualcos’altro e così, aiutato anche dai suoi baffi anticostituzionali pure per andare a fare la spesa all’Eurospin, finì per fare più panchina di un anziano al parco e dopo sei mesi fu spedito al PSG, in Francia (quando ancora non era finanziato dal kebabbaro).
Oggi lavora come sicario per la mafia venezuelana e nel tempo libero insegna rutto libero nella facoltà di lettere di San Paolo.

Hiroshi Nanami, storia di un talento mai sbocciato

10917107_1527726734168714_8227766180273557504_n

Lui è Hiroshi Nanami, ex centrocampista del Venezia passato alla storia per essere stato un altro dei bidoni più clamorosi della storia del calcio italiano.

Raccattato nell’estate del ’99 mentre fotografava piccioni in piazza San Marco, viene tesserato contro la sua volontà per i lagunari dell’allora presidente Zamparini. Dirà di lui il suo ex compagno Sergio Volpi: “era più facile trovare una mia figurina che far fare tre palleggi di fila a sto cinese, però il suo menù sushi/sashimi all you can eat era imbattibile”.
Durante la sua presentazione disse: «Venezia è già abbastanza famosa, non credo che la mia presenza aumenterà il turismo. Mi piacerebbe però lasciare un buon ricordo ai tifosi e rimanere qui il più a lungo possibile».
Dotato di una corporatura da fare invidia ad un giocatore di briscola e un tasso tecnico più basso di quello alcolico riscontrabile nel sangue di un tristissimo astemio, il nostro idolo lasciò il segno solo per quanto riguarda l’imprenditoria di centri massaggi orientali illegali, i quali crebbero a dismisura durante l’unica stagione passata da Hiroshi in terra veneta. Con l’imbarazzante apporto di 24 assist e 1 gol fu rispedito a tranci in terra natia, dove se ne persero definitivamente le tracce.

Leggende non confermate lo vogliono oggi far parte dell equipaggio di una baleniera, dove ricopre il ruolo di arpione. Nel tempo libero fa quello pieno di debiti per la Yakuza.

Gabriel Paletta, biografia di un nemico della Gillette

10376757_1539059613035426_6554025168365418712_n

Lui è Gabriel Paletta, ex difensore del Milan e della nazionale Italiana, cresciuto in Argentina ma con divieto di espatrio in 47 nazioni per colpa della suo essere restio a rasarsi il capo. Nato da un flacone di Crescina e un figlio illegittimo di Cesare Ragazzi, passa l’infanzia in un istituto psichiatrico convinto che i barbieri siano il male, costringendosi a ore di sedute forzate passate a visionare Giovanni Muciaccia adoperare forbici dalla punta arrotondata e vhs di “Edward mani di forbice” doppiate in bielorusso.

Colto da calvizie precoce, inizia dall’età di 8 anni a catalogare ogni sera su Excel i superstiti che gli rimangono in testa, ma dato che nel frattempo ha iniziato a giocare a calcio (in difesa, per non doversi sentir dire “taglia verso il centro” dall’allenatore) si ritrova a raccogliere manciate di peluria ogni volta che stacca di testa su calcio d’angolo.

Il suo bisogno di cure psichiatriche viene notato nel 2010 da un centro di salute mentale di Parma che con la scusa di farlo giocare nella squadra della città lo convince a trasferirsi in Italia. “Io vado tre volte alla settimana a Medjugorje e ho Gesù nel cuore, però se questo non si rasa più che subito qui tocca tornare a tirare giù i porconi peggio di quando trovavo la sorpresa in mezzo alle gambe delle presunte tizie caricate durante l’open bar“, disse di lui Paolo Brosio a “Famiglia Cristiana” nel 2013.

Nel mercato di riparazione di gennaio 2015 viene ceduto al Milan per 4 rasoi elettrici più una quota pari al 2% dell azienda produttrice di schiuma da barba all’aloe vera per la Lidl, ma appena appresa la notizia del suo arrivo a Milano 54 parrucchieri della capitale lombarda hanno compiuto un suicidio di massa ingoiando capelli tagliati ai clienti come segno di protesta nei confronti del neo acquisto rossonero. A fine carriera l’italo-argentino ha già dichiarato la sua intenzione di voler aprire un centro di perdita di dignità a Mazara del vallo e di essere disposto a fare la controfigura di Luca Zingaretti durante le scene pericolose del Commissario Montalbano.

Loading...