Siamo ritornati con l’analisi ignorante delle opere più famose, e questa volta è toccato a “L’urlo di Edvard Munch”. Ricordiamo che l’opera è descritta e curata senza avere la licenza elementare e sotto effetto di Tavernello scaduto nel 1999.

 

Edvard Munch – L’urlo (1893)

L’opera è stata dipinta con un ricercato stile denominato “mi fa abbastanza schifo la vita su tela”, nel lontano 1893. Un tempo l’opera era dipinta in modo regolare e armonioso. L’autore decise di stendere il quadro con delle mollette sul balcone per farlo asciugare dalla tempera fresca. Quel che non sapeva, però, era che la stagione dei monsoni stava arrivando lesta, e una pioggia battente avrebbe distorto i colori facendoli scivolare in modi brutti sulla tela. Le pennellate sono decisamente troppo lunghe, dovute al fatto che probabilmente l’autore dipingeva da un balcone con vista fighe sulla strada, inducendolo spesso in distrazione. Ma passiamo ora ad analizzare i due frammenti principali che compongono l’opera.

FRAMMENTO #1

Questi due oscuri signori dalle forme indefinite sono l’antica versione degli attuali testimoni di Geova. Si muovono lenti, come delle ombre, perfettamente allineati, pronti per convertire chiunque si trovi nei paraggi. I due, sopra al ponte, hanno puntato il loro bersaglio a breve distanza. Il protagonista, accortosi della loro presenza, manifesta tutta la sua gioia con un esplosione di emozioni che farà la storia:

FRAMMENTO #2

Orto Bio“, l’esclamazione clamorosa proferita dalla bocca del protagonista, è accompagnata da segnali corporei che fanno presagire il peggio. La disperazione si impossessa di lui, che ritrovandosi completamente solo in preda ai due testimons, non sa come fuggire da quella situazione. La richiesta d’aiuto, un muto “levatemeli dai coglioni“, rimane a livello della gola, non riuscendo ad uscire. Lo sconforto generato è capace di toccare anche i cuori più freddi.

 

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