Gli scimpanzè conoscono le piante medicinali e le usano per curarsi se stanno male

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Gli scimpanzè conoscono le piante medicinali e le usano per curarsi se stanno male

| 10/07/2024
Fonte: Pixabay

Uno studio ha scoperto che i primati in caso di malattie o ferite sapevano quali piante mangiare per guarire

  • Gli scimpanzè conoscono le proprietà medicinali di alcune piante per curarsi dai dolori e dalle infezioni
  • Un team di ricercatori ha osservato per quattro anni 170 scimpanzè nelle foreste dell’Uganda
  • Quando gli animali erano feriti o malati si allontanavano in cerca di piante che non facevano parte della loro dieta abituale
  • I ricercatori hanno analizzato 17 campioni di 13 diverse specie di piante
  • Il 90% delle piante inibiva la crescita batterica e un terzo aveva proprietà antinfiammatorie naturali, calmando il dolore e favorendo la guarigione

 

Gli scimpanzè conoscono le proprietà medicinali di alcune piante che mangiano per curarsi dai dolori e dalle infezioni. Un team di scienziati ha osservato gli scimpanzè nelle foreste dell’Uganda e il loro comportamento in caso di ferite o malattie. Quando l’animale ferito cercava qualcosa di specifico da mangiare nella foresta, i ricercatori facevano analizzare la pianta e nella maggior parte dei casi si trattava di specie dalle proprietà antibatteriche o antidolorifiche.

L’osservazione degli scimpanzè

Il risultato della ricerca è stato pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One e gli scienziati ipotizzando che gli scimpanzè possano indicarci la strada per la creazione di nuovi farmaci.

Negi ultimi quattro anni la ricercatrice Elodie Freymann, dell’Unicersità di Oxford ha osservato attentamente due comunità di 170 scimpanzé selvatici nella Riserva forestale centrale di Budongo, in Uganda.

Oltre ad individuare manifestazioni di dolore (un animale che zoppicava o teneva il corpo in un modo insolito) la scienziata e i suoi colleghi hanno raccolto campioni di escrementi e urina per verificare la presenza di malattie e infezioni. Hanno individuato 51 individui affetti da infezioni batteriche e infiammazioni, come indicato da composizione anomala delle urine, tracce di parassiti o ferite evidenti. Per 10 ore al giorno hanno seguito gli scimpanzé malati attraverso la foresta, annotando quali piante mangiavano e quando. Hanno prestato particolare attenzione quando uno scimpanzé ferito o malato cercava qualcosa che normalmente non mangiava, come la corteccia di un albero o la buccia di un frutto.

La ricerca di piante specifiche

I ricercatori hanno osservato ad esempio un individuo affetto da diarrea avventurarsi per un breve periodo fuori dal suo territorio per mangiare una piccola quantità di corteccia di Alstonia boonei, un albero della famiglia dei dogbane. Gli scimpanzé mangiano raramente la corteccia, che non è nutriente per loro. L’analisi della corteccia ha mostrato proprietà antibiotiche e antinfiammatorie della pianta.

La scienziata racconta anche del caso di uno scimpanzè con una mano ferita che non usava per camminare e zoppicava. Mentre il resto del gruppo era seduto a mangiare, l’animale zoppicante si allontanò a cercare delle felci, che non facevano parte del suo pasto abituale. La successiva analisi della pianta, (Christella parasitica) ha rivelato che è dotata di potenti proprietà antinfiammatorie.

In totale, i ricercatori hanno raccolto 17 campioni di 13 diverse specie di piante e li hanno inviati per l’analisi all’Università di Scienze Applicate di Neubrandenburg, in Germania. I risultati hanno dimostrato che il 90% delle piante inibiva la crescita batterica e un terzo aveva proprietà antinfiammatorie naturali, il che significa che potevano ridurre il dolore e favorire la guarigione.

La guarigione degli scimpanzè

«Tutti gli scimpanzé feriti e malati riportati nello studio si sono completamente ripresi» ha riferito Freymann «e anche la mano della scimmia che mangiava le felci è guarita nei giorni successivi». I ricercatori non sono sicuri di come gli animali imparino ad automedicarsi. Ipotizzano che la malattia possa innescare il desiderio istintivo di mangiare cibi dal sapore amaro, che spesso hanno proprietà antibiotiche e antibatteriche.

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È anche possibile che i primati non umani possano aver utilizzato gli stessi metodi di sperimentazione e osservazione utilizzati dagli esseri umani per trovare medicinali efficaci, per poi trasmettere le informazioni alla loro prole.

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