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Un soldato ha il fucile, un leone ha gli artigli, il centrale di 3°categoria ha le Lotto nere. Tramandate di generazione in generazione, queste sono scarpe che messe ai piedi dell’ignorante giusto sono in grado di spezzare tibie e rotule con la stessa facilità con cui Capitan Findus arpiona i merluzzi.

C’è chi dice che di notte, mentre sono ancora impregnate di terra e sangue dell’ultima battaglia, rimandino le urla degli attaccanti e delle ali offensive alle quali hanno stroncato la carriera.
Non è raro vedere un centrale di terza categoria, prima di scendere in campo ed essersi infilato come di consueto la figurina di Materazzi tra la gamba e il parastinchi, recitare questa antica preghiera:

Queste sono le mie Lotto. Ce ne sono tante come loro, ma queste sono le mie.
Le mie Lotto sono le mie migliori amiche. Sono la mia vita. Io debbo dominarle come domino la mia vita. Senza di me le mie Lotto non sono niente. Senza le mie Lotto, Io non sono niente.
Debbo saper colpire il bersaglio. Debbo entrare a piedi uniti meglio del mio nemico che cerca di dribblarmi. Debbo falciare io prima che lui salti me, e lo farò!
Al cospetto di Dio, giuro su questo credo: le mie Lotto e me stesso siamo difensori della porta, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra squadra, e così sia finché non ci saranno più malleoli ma solo lamenti di dolore e bestemmie.
Amen.

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