È appena iniziato il sabato pomeriggio, momento in cui notoriamente vanno in scena le categorie calcistiche più ignoranti e con il più alto tasso alcolemico e delinquenziale concentrato tra spalti e terreno di gioco. Noi di Commenti Memorabili abbiamo per questo deciso di dedicare uno special, della durata approssimativa di 3-4 sabati, a tutti coloro i quali prendono parte ogni settimana a questo rito che ha come simbolo massimo di espressione queste tre magiche parole: 3° categoria calabrese.

Abbiamo deciso di raggruppare qui tutte le puntate dello special del sabato pomeriggio che ci ha visto, con commenti e reperti d’eccezione, andare a scandagliare i miti e le leggende che avvolgono il mondo dei campionati più marci d’italia, prendendo come riferimento la 3° categoria calabrese. Si prega di munirsi di parastinchi e numero del 118 a portata di mano prima di addentrarsi in questo album.

Falli in Terza Categoria – I puntata

La prima “puntata” la dedichiamo agli assistenti di gara, che di solito si traducono perfettamente sotto forma di ciò che vedete rappresentato qui sotto. Questi sono uomini straordinari, eroi dei nostri tempi dall’alito alcolico, pancia importante e sopratutto fantasia nelle bestemmie invidiabile, spesso in foggiano stretto. Questi sono uno degli elementi fondamentali dell’ignoranza nelle basse leghe calcistiche, quelli che dovrebbero limitarsi a stare sulla mediana e segnalare quando il pallone esce e invece mettono tutta la grinta possibile seguendo per tutti i 90 minuti l’ala della squadra avversaria coprendola di sputi e improperi, segnalando fuorigiocho inesistenti e inveendo a random contro l’arbitro, vero martire di tutta questa situazione. Rispetto e stima per voi, eroi dei nostri tempi.

Falli in terza categoria

Falli in Terza Categoria – II puntata

Ed eccoci giunti al secondo appuntamento dello special del sabato pomeriggio, quello dedicato a tutte le categorie calcistiche ignoranti che proprio in questo momento stanno per calcare i terreni di gioco di tutta Italia, i quali spesso sono formati da un rettangolo di terra arida con linee segnate in malo modo da un custode con il vizio della fink-brau da 500ml dalle 7 di mattina ad oltranza; il tutto prendendo la terza categoria calabrese come punto di riferimento.
Questa puntata è dedicata alle dicerie sulla terza categoria e, se lo desiderate e/o ne avete fatto parte, sentitevi liberi di aggiungere considerazioni nei commenti. C’è chi dice che dopo aver affrontato questa esperienza si è formati come dopo 6 mesi al fronte in Afghanistan.

Falli in terza categoria 2

Falli in Terza Categoria – III puntata

E’ giunto festoso il momento della terza parte dello special del sabato pomeriggio, momento in cui notoriamente scendono in campo le categorie calcistiche più ignoranti e tecnicamente inguardabili di tutta la penisola.

Oggi approfondiremo un altro aspetto importantissimo e coadiuvante della terza categoria calabrese e affini: il pubblico. Se è vero infatti che durante le partite amatoriali giocate da Firenze in su il numero di spettatori può variare da un minimo di 0 ad un massimo di 15 (inclusi i dirigenti accompagnatori, il custode del campo che bestemmia perché vorrebbe andare a giocarsi la cistifellea al circolo e un paio di taccheggiatori macedoni che si nascondono dalla finanza) la storia cambia completamente quando ci spostiamo al di sotto della linea immaginaria formata dal Molise. Ammesso che esista, il Molise.
È qui che accade la magia: è qui che si respira il vero tifo (ma anche gli effluvi di luppolo da hard-discount e di hashish algerino) e si da sfogo a tutta l’ignoranza repressa durante la settimana; è qui che è possibile ammirare un rettangolo di terra arida e linee storte appena marcate circondato da 200-500, anche 1000 agguerritissimi tifosi di squadre dai nomi oggettivamente improponibili, anche perché spesso per riuscire a racimolare un po’ di soldi per comprare le divise della Givova (marca ufficiale delle categorie ignoranti) si acconsente che lo sponsor prenda parte al nome della squadra. Ecco così che nascono “Atletico ferramenta ‘da zio Turi'” o “A.S.D. Carpenteria Calogero”.
Che dire di tutto questo, che dire sopratutto di questa gente?! Noi non ci sentiamo assolutamente di criticarli, per due importantissime ragioni:

  1. Sono belli, ma belli davvero, convinti tifosi di un tifo che non esiste più. Attaccati alla maglia (e alla lattina da 500ml di Fink) della propria squadra ed arroccati spesso su gradoni frutto dell’abuso edilizio che potrebbero cedere da un momento all’altro. Bestemmiano, insultano, inventano cori ignoranti e hanno spesso a disposizione più bombe e fumogeni di tutto il reparto d’artiglieria dell’esercito Siriano. Che bello che è, a fine partita, se la loro squadra perde per colpa di un rigore dato al 90° + iva, vederli partire in massa per una, a loro avviso, sacrosanta spedizione punitiva contro l’arbitro, i cui brandelli verranno poi ritrovati cementati nei piloni di tutti i cantieri circostanti? D’altronde il più pacifico di loro ha spesso alle spalle un rapimento con riscatto alla risposta e una rapina alle poste.
  2. Esportano ignoranza, grazie alla loro interminabile fonte di insulti in dialetto stretto e altrettanto interminabile riserva di saliva da dedicare con sputi acrobatici alle ali della squadra avversaria o a chiunque osi andare a battere un fallo laterale vicino a loro.

Falli in terza categoria 3

Falli in Terza Categoria – IV puntata

Quarto ed ultimo appuntamento con lo special del sabato pomeriggio che ci ha visto, nel corso delle settimane, tributare ciò che accade nelle serie dilettantistiche di calcio italiane prendendo la terza categoria come punto di riferimento.
In questa puntata finale abbiamo deciso di prendere alcuni dei migliori commenti a tal proposito incastonandoli sullo sfondo ritraente una scena che, erba in capo a parte, rappresenta perfettamente ciò che in questi ambiti avviene ripetutamente e senza che nessuno si scandalizzi: i falli criminali.
I falli criminali, ignoranti e spesso causa di giorni di prognosi per di chi li subisce, sono notoriamente effettuati dai centrali di difesa, ossia da coloro che in una squadra di terza categoria hanno il compito di evitare che un avversario abbia la presunzione di entrare in area di rigore, o spesso anche solo di sorpassare la linea mediana.
Un centrale di difesa, in queste categorie, è senza troppi giri di parole l’anima della squadra, colui che spesso salva capra e cavoli a colpi di spazzate ignoranti, gomitate al limite del legale ed entrate sui malleoli o sulle tibie, bestemmiando contro il mondo e perdendo bava dalla bocca peggio di un dobermann con la rabbia. D’altronde, quando hai alle spalle tre sequestri di persona, due rapine all’Eurospin e risse aggravate ad oltranza, quei 90 minuti rappresentano per te la rivincita contro la società, uno sfogo da esorcizzare a colpi di tacchettate sulle ginocchia e scivolate a tallone alto. Queste, molto spesso se non sempre, sono le caratteristiche di un centrale di difesa di terza categoria:

  • Scarpe Lotto rigorosamente nere e rigorosamente da sei tacchetti ancora sporche del sangue e della terra delle partite precedenti. Il sangue è ovviamente degli attaccanti avversari.
  • Coordinazione pari a quella di un bonobo al terzo Long Island.
  • Figurina di uno tra Chiellini, Montero, Aronica o Materazzi infilata tra i parastinchi.
  • Parastinchi non più grandi di quelli che indosserebbe un bambino dei “primi calci”, e solo perché sennò l’arbitro stressa l’anima.
  • Predisposizione alla criminalità violenta in linea con quella che serve come rito di iniziazione per entrare nelle bande criminali di Buenos Aires.

Insomma, l’avrete capito, sono loro a farla da padrone, sono loro i leoni della savana di questo contesto fantastico che è la terza categoria.
Siamo più che felici di avervi accompagnato nel corso di questi sabati e speriamo che abbiate apprezzato e magari ampliato la vostra conoscenza in fatto di ignoranza calcistica italiana.

Ci siamo divertiti a mescolare leggende a verità e, da oggi in poi, ci piace pensare che tutti voi abbiate un po’ più coscienza del fatto che, mentre siete svaccati sul divano nel tepore della vostra casa, là fuori, in qualche sperduto campo di periferia, un guardalinee sessantacinquenne con l’alito alcolico sta inseguendo l’ala avversaria coprendola di sputi e bestemmie in catanzarese stretto; un pubblico più armato dell’ISIS sta incitando (su gradoni pericolanti) la squadra a salire e l’arbitro a scappare appena fischierà la fine; un centrale di difesa con una fedina penale sporchissima sta pensando che… no, scusate, un centrale non pensa, un centrale agisce, sui malleoli!

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